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Federculture lotta contro l’ultima manovra varata dal governo

Notizia pubblicata il 11 novembre 2010



Categoria notizia : Cultura


Che il settore culturale sia già da anni falcidiato dal progressivo rarefarsi delle risorse e degli investimenti non è una novità, questa volta però non si parla solo di tagli ma di un combinazione di articoli contenuti nella legge, dove l’intervento publico sarà pressochè annullato e sarà quasi impossibile attuare politiche culturali, sia a livello locale, regionale e nazionale.

Per lanciare l’allarme, Federculture (la Federazione delle aziende dei servizi pubblici locali per la cultura) ha messo in atto l’iniziativa “12 novembre 2010: Porte chiuse, luci accese sulla cultura”, le porte di molti centri culturali si chiuderanno (come la Biblioteca Gambalunga, i Musei di Rimini e la Cineteca) per accendere i riflettori sulla cultura italiana che rischia l’estinzione.

Ecco la lista delle norme incriminate: Art. 6, commi 7, 8,9,12, e 13 dove viene disposto un tetto di spesa per l’organizzazione delle mostre che equivale al 20% di quanto speso dall’amminisrazione lo scorso anno.; Art. 14, comma 32 che obbliga i comuni sotto i 30.000 abitanti allo scioglimento delle società degli stessi costituite e per finire l’Art. 6 commi 5 e 6 che fissano limiti alla composizione dei consigli di amministrazione, bloccando la partecipazione dei privati alla gestione delle aziende culturali. Grazie alla legge 122/2010 le amministrazioni pubbliche, fondazioni, aziende e tutti gli organismi coinvolti nella gestione dei servizi e attività culturali del Paese, potranno continuare a svolgere il loro compito istituzionale di promozione e diffusione della cultura.

Questi interventi normativi metteranno in ginocchio biblioteche, musei, teatri e tutte quelle realtà che sono state create dopo lo sviluppo e innovazione dei servizi per i cittadini e per il territorio, riconosciuti a livello internazionale.

Alcune Regioni hanno criticato la legittimità costituzionale di alcuni articoli della manovra visto che le norme potrebbero interferire con le prerogative di autonomia degli enti territoriali e delle società private che gestiscono i servizi pubblici culturali, tutelate dalla Costituzione.

Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali dovrà dire addio a 280milioni di euro a cui si aggiungono riduzioni a carico delle amministrazioni locali che potrebbero raggiungere 800milioni di euro nel prossimo biennio. Nel 2011 il budget del Mibac scenderà a 1,5 miliardi di euro, ciò significa che lo stato spenderà 21 centesimi in cultura ogni 100 euro, una spesa procapite di 25 euro. Cifre molto povere se paragonate ad altri paesi come la Francia che ha una spesa procapite per la cultura di 46 euro. Il disimpegno statale non prende in considerazione l’esigenza di conservazione, promozione e valorizzazione del nostro patrimonio.

La cultura è un diritto dei cittadini ed è un elemento vitale per il benessere e la crescita. Il settore culturale potrebbe diventare uno dei comparti più importanti in grado di combattere la crisi e ridare competitività al nostro sistema economico nazionale ma la politica superficiale e miope del nostro paese, non riesce ad intravedere queste enormi potenzialità.

L’iniziativa promossa da Federculture è sostenuta anche da ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) e da numerose Amministrazioni locali di diverso orientamento politico, Associazioni e Aziende del settore.